Amava i cantautori italiani. Nella cuffietta stereo una canzone ondeggiava nelle sue orecchie.
In quel particolare punto del corpo, tutto intorno alla gomma scura che copre i piccoli altoparlanti, il gelo sfrigolava la carne.
"Chissà dov'è la piccola fiammiferaia" pensò.
In inverno lo stato d'animo costante lo portava ad ironizzare tutti i suoi inutili tentativi di avere una vita tranquilla. Non era possibile confrontarsi, come se in quella stagione aumentasse l'indifferenza verso tutti quelli che come lui tiravano avanti arrangiandosi. Violenza sui più deboli.
"Speriamo in un Natale decente" pensò. La strada si restringe e subito dopo si allarga. Nel centro storico di questa città si alternano spazi angusti e piccole piazze al ritmo di un respiro calmo. Sussurri urbanistici che si possono ascoltare solo con l'udito fine della serenità, roba preziosa; la serenità che nessuno spaccia in questi vicoli.
Dietro un portone, sotto una lampadina fioca, un uomo in piedi abbracciava una donna intorno alle spalle, la donna stringeva un bimbo al petto.
Strana immagine.
Distratto dai suoi pensieri si fermò davanti a quel portone e li scrutò.
Erano sicuramente stranieri, come tanti, la pelle un po' più scura e belli nella loro immobile presenza.
"Avete bisogno di qualcosa" disse senza pensarci. Ma cosa poteva offrire?
La donna cercava di addormentare il piccolo. Nella cuffietta passava una musica dolce, allora se la sfilò e la appoggiò sulle orecchie del bimbo che si calmò subito, sorrise e si addormentò guardandolo negli occhi con una indescrivibile dolcezza.
Guardò l'uomo e chiese se sapevano dove andare: gli rispose che stavano aspettando un amico. Lo ringraziarono.
Lui accarezzò Ia testa del bimbo, si rimise la cuffietta e salutò sentendosi stranamente in pace con se stesso.
A casa portò quell'incontro ed un sorriso diverso.
Il giorno dopo ripassando in quel vicolo vide nell'atrio del portone un vecchio quadro montato su di un altarino di pietra: raffigurava la Sacra Famiglia nella capanna con il Bambinello addormentato.
"Incredibile, assomigliano a quelli di stanotte".
Fermò una vecchietta che usciva dal portone chiedendole del quadro. "E' il Presepe dei poverelli, era già lì quando sono nata".
Rimase solo a guardare l'immagine con meticolosa attenzione: erano proprio loro, c'era la stessa dolcezza nel volto del bimbo, andò via a malincuore, nella cuffietta il ritornello della canzone ripeteva io credo che l'amore ci salverà.


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