Quando si raggiunge un'età avanzata e si è "capito" quanto ci ha insegnato la vita terrena, con tutte le sue contraddizioni. nella buona e nella cattiva sorte, si può essere sicuri che i rimanenti anni si cercheranno di trascorrere nella più sentita serenità. "Capire" però è anche sinonimo di: soffrire e amare, comprendere e perdonare, morire e vivere.
Il vecchio Rico aveva raggiunta questa meravigliosa meta umana e la sua vita trascorreva serena.
Tempo permettendo, iniziava la sua giornata con la solita passeggiata mattutina sul Lungotevere per poi sostare sulla riva del Fiume da dove poteva godere il bellissimo panorama con il Castel S. Angelo e il vecchio ponte ornato di significative statue, con antichi e storici palazzi del tempo dei papi, con un lungo tratto del corso del Tevere e il tutto con l'incomparabile fondale della meravigliosa cupola di S. Pietro in Vaticano.
Rimaneva seduto per ore a godersi il bellissimo panorama che a volte, per Ia sua innata fantasia indirizzava i suoi pensieri sugli innumerevoli fatti storici avvenuti nei secoli passati, in quel luoghi rimasti incontaminati nel tempo.
Come ogni giorno, dopo la breve passeggiata sul Lungotevere, il vecchio prendeva posto sulla riva per godere l'incantevole visione. Mentre era così assorto, vide passare vicino un uomo vestito di nero. Aveva le mani allacciate dietro alla schiena e camminava nel vicino marciapiedi come se avesse tanti pensieri per la testa. Volle consolarlo e gli inviò un saluto: "Salve! - gli disse - molti pensieri?". Questi si fermò sorpreso. Guardò il vecchio e rispose con lo stesso salve. Detto ciò e accettando l'invito si sedette sul muretto vicino a lui. Passato il primo momento di indecisione il vecchio Rico cercò di sott'occhi di scrutare a fondo il suo nuovo amico. Si fece coraggio e gli chiese che mestiere Facesse. Questi rispose che era un sacrestano al servizio del S. Padre in Vaticano.
Quel giorno i due nuovi amici non ebbero altro tempo per parlarsi perché s'era fatto tardi e già cadeva la fredda umidità serale e quindi preferirono ritirarsi.
Nei giorni successivi si rividero ancora saltuariamente e le loro conversazioni divennero più profonde. La loro età e l'esperienza di vita portavano i due ad affrontare molti campi della vita terrena e così, incontro dopo incontro, si allacciò una vera e sincera amicizia. Ormai si comprendevano al minimo accenno di argomento e fu proprio per tale unità d'intenti che un giorno il sacrestano notò nell'amico qualcosa di strano. La giovialità e la serenità che gli erano abituali erano scomparse dal suo volto. Lo vide così depresso che gliene chiese la ragione.
Il vecchio Rico non ne voleva parlare ma tanta fu Ia sua insistenza che dovette cedere e finì per togliersi quel "magone" dal cuore. Disse: "Un pensiero mi corrode il cervello da tempo ed è quello per la mia adorata mamma. Sono anni che è volata in
cielo... da troppi anni... e poi la conosco bene chissà quanti pensieri... avrà per noi figli lontani. E troppo tempo che è lassù... sola.... darei tutto quello che possiedo per poterla rassicurare o per poterle parlare un solo minuto...".
Il sacrestano nel sentire queste parole rimase di stucco. Ma non vi fu per molto perché il vecchio saltando giù dal muretto si avvicinö all'amico dicendogli: "Tu potrai esaudire il mio desiderio... si, solo tu", ribatté con forza. Il sacrestano rimase inebetito. Poi ripresosi da quanto sentito gli rispose: "Come posso io, povero sacrestano farti parlare con tua madre... in cielo?... Non sono un Santo... Non ho mai fatto miracoli... Non ho relazioni con il Signore...". Poi, pensando che il povero vecchio fosse uscito di senno, per non addolorarlo di più, ammutolì.
Rico però non si perse d'animo e spiegò all'amico il suo possibile "piano". "Tu sei il sacrestano del S. Padre vero?". "SI", rispose esitando. "E allora è vero che il Papa ogni mattina celebra la S. Messa e ne celebrare il Santo Rito si incontra con il figlio del Signore per chiedergli i lumi per il suo ministero?". "Si", rispose per la seconda volta ancora lontano col pensiero dell'aiuto che poteva dargli. "Ebbene, io scriverò una breve lettera al Signore e tu farai in modo di metterla sotto il calice, sopra l'altare, quando il Papa dirà la S. Messa mattutina. Quando arriverà il momento in cui alzerà il calice, il figlio dei Signore, che in quel momento sarà vicino all'altare avrà modo di vederla e di portarla al Padre".
Il sacrestano a tali parole rimase interdetto ma tanto implorò il vecchio Rico che gli strappò la promessa.
Per alcuni giorni Rico non andò alla sua postazione: Aveva qualcosa più importante da fare: "doveva" scrivere la lettera al Signore. Si fece coraggio, prese carta e penna e si accinse a scrivere. Iniziò così: "Caro Signore…", ma subito cancellò le parole scritte. "No - disse il vecchio - , non si può scrivere in questo modo all'Onnipotente. Dopo averci pensato su riprese a scrivere:

"Signore, a noi sulla terra certamente ci conoscerai tutti indistintamente. Conoscerai i nostri peccati e anche i nostri meriti, i nostri dolori e le nostre ansie. Ho una cosa da chiederTI; non so se la merito. Sono avanti negli anni come Tu ben sai e la mia esperienza di vita mi ha insegnato che solo nel Tuo Santo Nome si può affrontare questo mondo. Io così ho fatto e ora vivo in pace con me stesso e con il prossimo e aspetto sempre la Tua chiamata con serenità ma a quanto vedo questa chiamata non arriva e così mamma mia che da troppi anni è sola in cielo chissà quanta apprensione avrà accumulato nel non vederci arrivare. E allora, Ti prego, avvisa la mia mamma di stare tranquilla: dille che la pensiamo sempre e che quaggiù tutto va bene". I SUOI figli stanno bene e così tanto i nipoti.
Certamente conoscerai la mia mamma. Lei fu sposa e mamma senza uguali. Fu buona e generosa. Amò come tu insegnasti, non solo i suoi cari ma quanti attraversarono il suo cammino. Seguì i Tuoi insegnamenti e sacrificò la sua intera esistenza per dare ai suoi figli la Tua Luce nei loro cuori.
Più di una volta la vidi in chiesa parlarTi accoratamente di noi figli e tu riflesso nel grande quadro dietro all'altare, le sorridevi.
Signore, Ti prego confortala e... se è il caso puoi anche chiamarmi o se lo ritieni necessario di farmi parlare con lei per un solo minuto. Con devozione.
Rico"

Lesse e rilesse quanto aveva scritto. Certo, pensò, si poteva scrivere meglio e di più, ma il Signore comprenderà. Prese un foglio nuovo e ricopiò la lettera con bella calligrafia in modo che il Signore non avesse difficoltà nel leggerla. Sulla busta scrisse in stampatello: "AL SIGNORE... IN CIELO".
Nel pomeriggio si recò al suo solito posto sulla riva del fiume e come si fossero dati appuntamento, giunse anche il sacrestano. Il vecchio Rico gli diede la lettera che teneva in mano come una reliquia e infinite volte gli spiegò come svolgere il suo mandato.
Pazientemente il sacrestano, dopo averlo ascoltato per un'ora e più, lo rassicurò dicendogli di avere parlato con il S. Padre e che lui era ben felice di aiutarlo e non solo, era anche d'accordo di mettere la lettera sotto il calice durante la S. Messa e addirittura: "Ti raccomanderà nelle Sue preghiere al Figlio del Signore per intercedere per te". La gioia del vecchio fu immensa. Abbracciò forte l'amico e più volte gli ricordò di portargli subito qualsiasi notizia .se pervenuta dal "Cielo".
I giorni seguenti furono tremendi per il vecchio. Il cielo era sempre coperto di nuvole scure e la pioggia non cessava mai così doveva rimanere chiuso in casa per non prendere malanni. I giorni passavano lenti. Il sacrestano non si faceva vedere e lui era più triste che mai. L'inverno, appena entrato, si fece subito notare portando con sé un clima rigido.
Nell'aria già si sentiva l'arrivo della festa più bella dell'anno e per il vecchio Rico era sinonimo dei ricordi più cari. Di tanto in tanto si affacciava alla finestra per vedere se arrivava il suo amico sacrestano ma questi non si vedeva.
Poco prima di Natale dovette mettersi a letto. I suoi "acciacchi", come spesso diceva, vennero a trovarlo tutti insieme.
I giorni passavano lenti e dolorosi e i pensieri del vecchio aumentavano. Mille domande affioravano alle sue labbra senza trovare una risposta e in continuazione si ripeteva: "Forse il Signore avrà trovato che nella mia vita trascorsa ho tatto qualcosa di male e non può accontentarmi…".
Una sera, nel dormiveglia in cui si trovava qualcosa lo fece sussultare. Percepì in lontananza, proveniente dalla sottostante via il suono delle "ciaramelle" degli zampognari. La sua mente, assopita dalla lunga degenza e dalla febbre alta, si svegliò completamente e inseguì quel dolce e caro suono e vi si aggrappò. Piano piano si sentì trasportare ai tempi della fanciullezza, felice e spensierato con i suoi adorati genitori e fratelli. Ricercò, con volontà, nel meandri della memoria i lontani anni trenta ed in essi vi si soffermò. Ne ricercò i luoghi e i momenti più belli trascorsi con loro: "...Ecco l'impareggiabile laguna... le gondole... il palazzo dei Dogi... i canali... le chiese... i ponti... la scuola... il sestriere di Castello... la "sua casa in Campo di Ruga... Venezia... Livorno…".
La sua mente ora era sgombra da ogni altro pensiero e tutto il suo essere si mobilitò interamente a rivivere, per l'ennesima volta. quei momenti passati nel tempo ma indelebilmente impressi nella memoria.
La sua mente entrò, in punta di piedi, nella casa che lo vide fanciullo; erano i giorni che precedevano la festività più bella e più attesa dell'anno: il S. Natale. Piano piano una luce si accese nel suo cuore...rivedeva Ia sua adorata mamma e il suo papà nel prodigarsi nel addobbare la casa...rivedeva il suo adorato papà porre inizio alla costruzione del Presepe con tutto l'occorrente sparso nella sala da pranzo:
chiodi. legni. sughero. muschio, sassolini. fogli di carta viola che avvolgevano gli spaghetti "Cirio" conservati dalla mamma. alberelli tratti dalla scopa dello spazzino, martello. tenaglia. La casetta dei personaggi ed infine la pentolina con la colla di pesce che ammorbava, con il suo indimenticabile "profumo" la sala da pranzo per alcuni giorni…rivedeva la mamma e i fratelli impegnarsi nell'aiutare il papà nella costruzione, nel dare consigli e il fratellino Marietto svolgere dalla carta di protezione i personaggi e sistemarli in ordine sul tavolo...ricordava la mamma felice nell'aver ottenuto dal papà la sistemazione della grotta, per quell'anno, al centro del Presepe e molto illuminata... ricordava il Presepe finito in ogni suo particolare posto nell'angolo della sala e ne percepiva ancora la sensazione di vederlo dal cielo…ricordava la grande grotta illuminata e l'impressione di vedere viventi i personaggi che in essa risiedevano e l'attorniavano ed in special modo quelli della Sacra Famiglia con i loro dolci sguardi e divini atteggiamenti e la fantastica cascata di angeli e cherubini che discendevano sulla grotta laudando la gloria del Signore…si rivedeva avvicinarsi al Presepe alla mezzanotte e sistemare il bambinello nella sua culla con tanta emozione dopo averlo baciato più volte...
La memoria poi lo portò ai ricordi natalizi più lontani nel tempo, quando ancora bambino, la sua adorata mamma, tenendolo in piedi sopra alla sedia accanto al Presepe, gli indicava, nominandoli ad uno ad uno i personaggi. Gli parve di sentirla ancora una volta la sua melodiosa voce:
"... ecco vedi questo è Benino, sorveglia il suo gregge di pecore e caprette che ha tutto d'intono…questa è la nonna che porta la camicetta a Gesù bambino e la tiene in mano come una reliquia...quello a cavallo, vestito con gli abiti principeschi e la corona in testa è uno dei tre Re Magi che seguendo la stella cometa nel cielo - eccola là in alto - è giunto fino a Betlemme da molto lontano, il suo nome è Baldassarre...quello vicino al laghetto che pesca è il tuo papa, qualche volta anche lui prende del pesciolini…" e la sentiva ridere come allora... "…quello nella culla è Gesù bambino, vicino a lui il suo babbo: S. Giuseppe e la sua mamma: la Madonna...ora mio caro Rico manda loro un grosso bacione.
Altri ricordi affiorarono alla sua mente:…rivedeva la stanza da letto del genitori a Livorno durante la guerra. Era la notte di Natale del 1941. Faceva tanto freddo e in casa non c'era di che scaldarsi e così il papa sistemò tutti i lettini del figli nella sua stanza da letto vicino a lui...rivedeva il suo lettino accanto al lettone del genitori, dall'altro lato quello di Marietto e ai piedi, divisi da un piccolo spazio dove c'era il tavolo con sopra il Presepe fiocamente illuminato da alcuni lumini, quelli di Gino e Berto…ricordava della radio sul comodino del papà che trasmetteva la S. Messa di Natale officiata dal S. Padre in S. Pietro in Vaticano e i bellissimi canti liturgici e il suono dell'organo, per lui allora, provenienti da mondi lontani...riviveva con trepidazione il momento della comunicazione, da parte del Papa, della nascita di Gesù quando la S. Messa volgeva al termine e quel che fece il suo papa nel vederli silenziosi e commossi...rivedeva la scena di allora nei minimi particolari: il suo papà alzarsi dal letto con in braccio Rosellina, l'ultima nata, raggiungere il Presepe e posarla accanto alla grotta, esclamando forte: "E nato Gesù! E nato Gesù!". Con il suo gesto il papà diede una carica di allegria ai figli che uscendo dalle coperte saltarono felicemente sui letti ripetendo in coro le sue parole: "E nato Gesù! E nato Gesù!...". …ricordava, dato il grave momento della guerra in corso che la mamma li invitò a recitare le preghiere per tutti i soldati e l'immancabile eterno riposo, per i nonni... Piano piano giunse il sonno e il vecchio Rico vi si immerse, ma un attimo prima, in un barlume di lucidità. ringraziò il Signore per essere stato affidato, nel suo cammino terreno, a degli impareggiabili genitori e fratelli.
In uno sfavillio di luci e in una atmosfera di immensa pace, la basilica di S. Pietro in Vaticano, culla della cristianità, era stracolma di fedeli. In essa si accalcava un'umanità assetata di pace e di amore. II S. Padre, dopo aver pronunciata l'omelia, si diresse verso l'altare. Si inginocchiò e si inchinò in atto di devozione: pronunciò accorate preghiere per i fedeli presenti e per quelli sparsi nel mondo. Si avvicinö all'altare. prese il calice e pronunciando le rituali espressioni dell'offertorio, lo sollevò in alto. Nello stesso momento, una Luce radiosa avvolse, per un attimo, l'altare. Il S.Padre, impietrito e conscio del fatto straordinario, alzò il calice più in alto, come se volesse porgerlo al Signore e implorò: "Signore aiutaci. Aiuta i poveri, aiuta i malati, aiuta i moribondi. Dai luce e saggezza a chi comanda i popoli. Aiuta l'umanità a risollevarsi nel Tuo Santo Nome. Oggi più che mai le genti del mondo attendono un segnale della tua bontà e comprensione".
La S. Messa di Natale continuò nei suoi sacri rituali. Ogni gesto e ogni parola del Celebrante erano avvolti nella più Santa benedizione. Lentamente il rito volse al termine e infine il S. Padre benedì fedeli presenti nella basilica e nel mondo e tutti tornarono alle loro case pregni della grazia del Signore.
Ora la grande basilica era vuota e un profondo silenzio aleggiava nel suo interno. Il Papa, prima di ritirarsi nei propri appartamenti. volle ancora una volta, ringraziare il Signore. Si approssimò all'altare, si inginocchiò e accollandosi tutte le pene dell'umanità, pregò e invocò un Suo sguardo alle genti del mondo. Poi, istintivamente, guardò sopra l'altare, nel luogo dove era stata posta la lettera del suo parrocchiano più caro. Rimase impietrito. La lettera postavi non c'era più, un'altra era al suo posto, diversa. Con mano tremante la prese. Ebbe attimi di smarrimento e di immensa felicità. Le campane delle chiese dei mondo suonarono la gloria del Figlio del Signore.
La mezzanotte era trascorsa da poco. Al portone della casa del vecchio Rico si fermò una grande macchina nera. Ne scese un prete che subito si infilò per le scale del palazzo; era il sacrestano. Aveva in mano "la lettera" giunta dal "Cielo" che festosamente agitava. Già dai primi gradini chiamava a gran voce: "Rico... Rico...". Entrò nella casa ma sulla soglia si fermò percependo il dolore che aleggiava in essa.
Si diresse verso la sua camera e si avvicinò ad letto in punta di piedi. Nel vederlo così malandato non riuscì a trattenere le la-crime. Si inginocchiò al suo capezzale e raccogliendosi nella più dolorosa intimità cercò contorto nella preghiera. Poi, si avvicinò al caro amico e gli diede la benedizione; posò tra le sue mani la "lettera" volgendo, nel contempo, un pensiero di speranza al Signore e lentamente uscì.
Il vecchio giacque tra la vita e la morte per alcuni giorni. Un mattino, come d'incanto. riprese conoscenza e aprì gli occhi. Lo sguardo, ancora confuso dalla lunga degenza, nel buio della camera, intravide alcuni raggi di sole che filtravano attraverso gli interstizi della vecchia intelaiatura della finestra. A notare quei raggi di luce, il suo primo pensiero fu quello di essere passato a miglior vita e di attendere da un momento all'altro il giungere del Divino giudizio, ma anche la speranza di rivedere la sua adorata mamma. Trascorsero alcuni minuti e piano piano la sua vista si schiarì e iniziò a vedere più chiaramente gli oggetti e i mobili della sua camera e capì di essere ancora in vita. "Il buon Dio - pensò - mi vuole bene, non mi ha ancora chiamato a sé". Cercò di sollevarsi per dare al suo corpo una posizione più comoda quando si accorse di avere fra le mani una lettera. La girò e la rigirò per sapere chi gliel'avesse portata e subito ricordò che non poteva essere stato che l'amico sacrestano. Con mano tremante trasse il foglio e con trepidazione lesse: "RICO LA TUA MAMMA STA BENE E TI GUARDA DAL CIELO". Tutto il suo essere vibrò di una gioia, di una felicità e di una riconoscenza senza parole.
La comunicazione giunta dal "Cielo" fece il miracolo di fargli recuperare presto la salute e già scalpitava per andare a ringraziare il sacrestano e se gli era possibile anche il S. Padre.
Giunsero le prime assolate giornate primaverili e subito si preparò a riprendere le uscite fino al suo posto di osservazione dalla riva del fiume e sempre con la nascosta speranza di incontrare l'amico sacrestano. I giorni passavano ma dell'amico nessuna nuova, allora decise di cercarlo nella basilica Vaticana durante una festa religiosa importante perché, pensava, che un sacrestano del Pontefice non poteva non parteciparvi.
Scelse il giorno del Corpus Domini.
Giunse il giorno tanto atteso; un sole radioso avvolgeva con i suoi lucenti raggi la città eterna dandole un fulgore meraviglioso. II vecchio Rico s'incamminò verso Ia basilica Vaticana. Entrò nella casa del Signore. All'interno dell'immensa chiesa si accalcava una folla di fedeli. Il vecchio non si perse d'animo e con pazienza e decisione s'inoltrò per raggiungere un posto vicino all'altare con la speranza di poter intravedere l'amico sacrestano. Riuscì a raggiungere un posto vicino alla statua del primo Pontefice della cristianità: S. Pietro. Iniziò la S. Messa. Dalla sua postazione Rico trovava difficoltà a riconoscere i prelati che officiavano il Sacro Rito sull'altare ed intorno ad esso e ne era oltremodo dispiaciuto. Ad un tratto si sentì battere sulla spalla; si volse e vide un prelato che lo invitava a seguirlo. Sorpreso dalla richiesta obbedì malvolentieri pensando di essere allontanato da quel posto.
Il prelato, aggirando le arcate interne della basilica, lo condusse ad occupare una poltrona di prima fila di fronte all'altare. A tanta attenzione, rimase sorpreso e attribuì al caso l'ottima occasione avuta.
In quella prima fila di poltrone ritrovò la sua tranquillità e iniziò a guardarsi attorno con attenzione, ogni tanto chiedeva perdono al Signore se non partecipava appieno alla funzione religiosa ma "doveva" ritrovare l'amico sacrestano per ringraziarlo per quanto aveva fatto per lui.
Giunse il momento dell'omelia ai fedeli. Il Papa prese posto nella poltrona ai piedi dell'altare, proprio di fronte al vecchio che vedendolo così vicino non ebbe, in un primo memento, il coraggio di guardarlo. Poi si fece forza; alzò gli occhi nell'istante in cui il S. Padre lo guardava sorridendo. Rimase impietrito. Guardava il Papa e vedeva il sacrestano. Non credeva ai suoi occhi. Più volte chiuse e aprì gli occhi ma quanto appariva dinanzi era sempre la stessa visione. Si stropicciò gli occhi ma niente cambiava. Era proprio il suo amico sacrestano.

Alcune lacrime gli rigarono il volto per 1'immensa felicità.
Con offerta, portò la mano al cuore e la volse aperta verso il S. Padre per significargli tutta la sua gratitudine.
Rico tornò a casa con il cuore gonfio di gioia; lungo tutta Ia strada non riusciva a darsi pace. Ripeteva a se stesso: "Il sacrestano è il Papa!". "Io sono stato l'amico del S. Padre!". "Si, è vero sono stato l'amico del Papa". La sua felicità non aveva confini.
Passarono i giorni e il tempo portò alla normalità le abitudini del vecchio ma con una variante quella di poter vedere il suo caro "amico". L'attesa però si prolungò oltremodo e la speranza di rivederlo si affievolì. Pensò che data La sua alta carica, forse non poteva o non doveva più venire a trovarlo.
Una sera, mentre si accingeva a rientrare a casa, si fermò a rimirare il tramonto del sole. L'astro rosso dal gran splendere in cielo tutto il giorno, stava tramontando e nel momento in cui il vecchio Rico gli volse lo sguardo, si trovava nascosto dietro la maestosa cupola della basilica di S. Pietro. Il chiarore rossastro del sole, rifrangendosi sul retro della cupola le dava un aspetto irreale, sorprendente come una visione celestiale. Gli venne spontaneo esclamare ad alta voce: "Ah se ci fosse il sacrestano, no - si corresse - S. Padre, quale gioia gli infonderebbe il veder risplendere la "casa del Signore" nello stesso istante, si sentì prendere sottobraccio con dolcezza e udire la caratteristica voce del sacrestano rispondergli: "E vero Rico, questa bellissima visione dà la giusta Luce alla Chiesa di Cristo. Il vecchio si volse di scatto e vide accanto a se il S. Padre nelle vesti del sacrestano. Cercò di staccarsi ma non gliene fu concesso per la resistenza fatta dal suo "amico" e così proseguirono insieme il cammino con nel cuore tanta felicità e gratitudine per entrambi: il vecchio Rico per aver, a mezzo suo, avuto notizie della sua adorata mamma; e per il "sacrestano", per aver sentito vicino la presenza del Signore.


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